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Una sfida non superata, un traguardo non raggiunto, un riconoscimento non ricevuto, un problema che si ripete ed ecco che il nostro cervello inizia fare bilanci, a trovare una sua spiegazione, reale o inventata, e trarre delle conclusioni.

E questi pensieri, spesso giudizi su di noi, o sulla natura delle cose, dapprima iniziano ad infiltrarsi come passeggeri clandestini nella nostra coscienza, e un po’ alla volta prendono dimora dentro di noi.

 

A poco a poco sembrano diventare solidi, diventano la materia con cui costruiamo letteralmente la nostra realtà. Diventano muri altissimi di una prigione nella quale inconsapevolmente ci rinchiudiamo. Ogni mattina, al risveglio, ripetiamo quei pensieri e ricreiamo quella realtà nella nostra mente, sentendoci separati dal flusso vero della vita, dalle opportunità, dalla gioia.

Non ne siamo consapevoli, ma nel nostro cervello stiamo costruendo alleanze tra neuroni, stiamo costruendo autostrade a tre corsie grazie alle quali quei pensieri-immagini-emozioni divengono sempre più facili da vedere e provare, stiamo accendendo reti neurali che, sentendosi così gettonate, tenderanno a riaccendersi al minimo input, come pensassero “beh, se questa strada la percorre così spesso deve significare che è una strada utile…diamoci da fare!”

 

E prendiamo quel particolare della nostra vita, lo ingrandiamo 1000 milioni di volte e ce lo spariamo davanti agli occhi, lo confrontiamo con lo stesso particolare della vita degli altri, di quelli che quella roba lì ce l’hanno già. Pur sapendo che far paragoni è uno degli impieghi più sciocchi e improduttivi del nostro intelletto. E mentre lo facciamo mettiamo a fuoco solo quel dettaglio, e sullo sfondo l’interezza del disegno, cancelliamo altri parametri, sembriamo restare sordi al buon senso che sembra suggerirci che ogni vita ha i suoi pieni e i suoi vuoti, i momenti di flusso e gli ingorghi, i momenti in cui sembra che la vita ti scorra a fianco senza riuscire a bagnarti nemmeno le dita dei piedi, ed i momenti in cui ti senti immerso in un’energia molto più grande e intelligente di te.

Ma in ogni muro puoi creare un varco, specie se quel muro è fatto di pensieri.

A volte per uscire da quella gabbia immaginata ti basta girarti di 180° per accorgerti che quella parete contro la quale continuavi a sbattere era solo un semicerchio, e bastava guardare altrove per cogliere quanto parziale e falsata fosse la percezione di quella realtà, e quanto immensamente più vaste fossero le possibilità.

L’altro giorno una cliente, alla sua prima sessione di coaching, mi ha chiesto: “Ma tu come hai fatto a sconfiggere i pensieri negativi? Quei momenti bui in cui il problema che stai vivendo è così pressante che non riesci a vedere altro?”

Ho sorriso, pensando alle mie lotte di un tempo. E le ho risposto che ioi pensieri negativi non li ho mai “sconfitti”, e nemmeno ci provo più, a dar loro battaglia. Sarebbe come cercare di ripulirsi dalla sabbia quando prendi il sole sulla spiaggia in un giorno di vento. Una partita persa ed un grande spreco di energie.

A volte arrivano, eccome! E ci provano, a darmi un po’ il tormento.

Ho solo smesso di ascoltarli.

Ho solo smesso di reagire sull’onda delle immagini che costruiscono, a volte, nella mia mente.

Ho solo smesso di credere alla loro visione distorta e parziale delle cose.

Ho solo imparato a riconoscerli e a tenere a mente che i muri che creano non sono solidi, non sono reali, e che se li tocco con un dito mi accorgo che posso oltrepassarli come fosse una nuvola.

Non è necessario combatterli, trasformarli, o affrontarli ad uno ad uno come un Samurai con la sua katana, finché l’ultimo nemico sarà stato annientato.

Pensa quando il cielo è grigio. Quando ci sono le nuvole nessuno di noi è così sciocco da pensare che il sole sia sparito dal cielo ed organizzare una spedizione alla sua ricerca.

Un pensare più pulito è sempre presente al di là del ronzìo dei pensieri più futili e ingannevoli: lasciali parlare, ma non ascoltarli. Lasciali affollarsi nella la tua mente, e intanto apri una porticina per il ricambio dell’aria, permetti loro di offrirti i loro suggerimenti, ringraziali, ma non agire secondo quei dettami: semplicemente attendi fiducioso il ritorno del tuo pensare migliore.

Succede sempre, come è vero che il sole è ancora lì.